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Diario di una vegana ep. 5 – I documentari “Cowspiracy” e “What the health”

Ho sempre ammirato i vegani e persino i vegetariani. Volevo essere anch’io come loro, incarnare gli stessi valori, avere questa vita così leggera ma allo stesso tempo significativa, essere un esempio, fare e non solo guardare, prendere in mano la mia vita, vivere, prendere decisioni con coscienza e non influenzate dalla società o dalle abitudini.

documentari "Cowspiracy" e "What the health"

La mia mente ancora tende ad associare l’essere vegani ad uno stile di vita estremo, ad una dieta quasi impossibile da seguire. È quello che ci vuole trasmettere la società: è difficile, è restrittivo, è pericoloso. È il secondo mese da vegana però, e non mi sembra di fare nulla di così grande, perché è così semplice. Non mi manca nulla. O. dice che ci mancheranno i vari prodotti tra qualche mese ma io penso che l’inizio è il più difficile e tra qualche mese nemmeno ci ricorderemo il sapore della carne o del formaggio. Ieri a cena mi ha detto che non sente nessuna differenza da prima, parlando di cibo, che non ha nessuna voglia, nemmeno del gelato (prima poteva mangiare tre Magnum in un colpo).

I documentari “Cowspiracy” e “What the health” mi hanno fatto cambiare vita. Sono documentari che nessuno vuole farci vedere ma che fortunatamente sono su Netflix. Sapevo già che gli animali fossero maltrattati e uccisi per il nostro cibo ma questo non mi aveva fatto smettere di mangiare la loro carne. Avevo paura di guardarli perché preferivo ignorare e non vedere cosa succede negli allevamenti intensivi e nelle macellerie. Mi sbagliavo tuttavia, questi due documentari non si basano sull’orrore ma sull’informazione. Sono completi, non solo ti mostrano gli aspetti negativi, il ruolo della politica e dei soldi ma anche la soluzione e buoni esempi. Sono dei documentari che aprono gli occhi. Li consiglio a tutti per una buona dose di informazione diversa da quella che troviamo quotidianamente.

“Cowspiracy”

L’allevamento di animali è la principale causa di deforestazione, consumo d’acqua ed inquinamento; è responsabile della produzione di effetto serra (in quantità maggiori rispetto al settore dei trasporti); nonché della distruzione della foresta pluviale con la conseguente estinzione delle specie indigene e del loro habitat; dell’erosione del terreno, delle cosiddette “zone morte” oceaniche e di ogni altra forma di danno ambientale. Eppure, questa pratica va avanti senza che nessuno si opponga. Anzi, i leader nel movimento ambientalista si rifiutano di discuterne. Non ti sembra vero? Guarda il documentario. Qui sotto sono riportati i dati del film.

documentari "Cowspiracy" e "What the health"
Cowspiracy: infografica

Questo è il primo documentario che ho guardato. Il giorno dopo però avevo mangiato a pranzo formaggio di capra e a cena petto di pollo. Mi dispiaceva per le mucche e per l’ambiente ma trovai come scusa che mangiavo il manzo molto raramente e non bevevo latte di mucca da almeno un anno quindi non è stato sufficiente a farmi cambiare lo stile di vita. Tuttavia, ero molto più cosciente dei danni ambientali causati dagli allevamenti.

Il giorno dopo ho deciso di guardare anche “What the health” per informazioni riguardanti la nostra salute e gli effetti causati da ciò che mangiamo.

“What the health”

Gli stessi registi di “Cowspiracy” continuano a fare luce sugli effetti degli alimenti industriali, questa volta sulla nostra salute e di come le associazioni nascondano la verità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato come cancerogene le carni lavorate e dirette responsabili nel causare cancro. L’OMS classifica la carne lavorata come cancerogeno di Gruppo Uno, insieme alle sigarette, l’amianto e il plutonio. Kip Andersen, il regista, realizza che è come se avesse fumato fin da piccolo e si chiede come sia possibile che carni lavorate con lo stesso grado di pericolosità delle sigarette, non siano etichettate con le stesse avvertenze delle sigarette. Si chiede inoltre del perché l’American Cancer Society non ne fa menzione ma anzi, ne incoraggia il consumo.

Il film va subito al cuore del problema: la produzione di cibi industriali e di origine animale genera un giro d’affari a cui il settore sanitario e il comparto farmaceutico sarebbero molto interessati e, dunque, esamina il nesso tra dieta e malattie, ed il business miliardario che è in gioco per l’industria alimentare, medica e farmaceutica.

Finito il film, io e il mio ragazzo ci siamo guardati e abbiamo detto che non mangeremo mai più nessun alimento proveniente dagli animali.

Certo, sono cosciente che qualche esagerazione sia presente in questi film, d’altronde se non sconvolge non vende ma generalmente apre gli occhi sopratutto sui collegamenti tra le associazioni non profit e le multinazionali come nella foto qui sotto:

documentari "Cowspiracy" e "What the health"
What the health: gli sponsor delle associazioni per la salute.

Non bisogna comunque fermarsi a questi due documentari. Io continuo a guardarne e uno dopo l’altro confermano la mia scelta. E una volta che inizi ti rendi conto che là fuori c’è tantissima informazione diffusa gratuitamente ma che noi non vogliamo conoscere.

“It always seems impossible until it’s done” Nelson Mandela

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